lunedì 2 febbraio 2026

Tutto quel che c’è di sbagliato nelle parole di Meloni e della destra sugli scontri di Torino

Tutto quel che c’è di sbagliato nelle parole di Meloni e della destra sugli scontri di Torino


Non ha espresso solidarietà ai manifestanti pacifici aggrediti, ha parlato solo a un pezzo di Paese, ha distribuito responsabilità degli scontri ai partiti di opposizione: difficile rispondere peggio di così. E il motivo di questa risposta è molto semplice.

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A cura di Francesco Cancellato


Rimettiamo un attimo le cose in ordine, per cortesia.


Primo: a Torino non c’è stata solo la brutale aggressione a un poliziotto. Ci sono stati scontri violenti tra manifestanti e forze dell’ordine in cui sono rimaste coinvolte un sacco di persone, tra cui diversi poliziotti, numerosi manifestanti e pure gente che era lì a lavorare, come i giornalisti Rai colpiti da manifestanti e fotografi colpiti da poliziotti.


Secondo: Meloni e il governo hanno espresso solidarietà SOLO al poliziotto aggredito dai manifestanti, quello la cui aggressione è stata immortalata da un video diventato virale. Al contrario, hanno deciso scientemente di non esprimere solidarietà e vicinanza a tutte le persone aggredite dalle forze dell’ordine, nonostante anche le aggressioni nei loro confronti siano state testimoniate con diversi video.


Terzo:  nel chiedere giustizia per il poliziotto aggredito, Giorgia Meloni ha compiuto un indebita invasione di campo nei confronti della magistratura inquirente e giudicante, decidendo arbitrariamente quale fosse il capo di imputazione dei manifestanti e chiedendo giustizia esemplare per gli aggressori del poliziotto. Per i manifestanti e fotografi aggrediti non ha chiesto giustizia, e per i poliziotti che li hanno aggrediti non ha chiesto pene esemplari.


Quarto: prima che parlasse Meloni il ministro dell’interno Matteo Piantedosi e i giornali della destra hanno accusato i partiti di sinistra di offrire  "coperture politiche ben identificabili” a movimenti antagonisti che "rappresentano l'autentico pericolo per la convivenza civile e per la nostra democrazia": non ci risulta abbiamo fatto lo stesso quando i neofascisti di Forza Nuova hanno assaltato e devastato la sede della Cgil, o quando i militanti di Casaggì hanno aggredito studenti di sinistra a Firenze, o quando i movimenti per la remigrazione hanno organizzato ronde punitive anti migranti. Allo stesso modo nessuno di loro hanno accusato Trump di essere una "copertura politica ben identificabile" dell'attacco al Campidoglio del 2021 o delle violenze dell'ICE a Minneapolis.


Quinto: Meloni ha parlato dei fatti di Torino da leader di partito, non da capo di governo. Ha parlato di "Italia giusta" che sta "sempre" a fianco delle forze dell'ordine.  E poi ha strumentalizzato l’aggressione al poliziotto per attaccare i magistrati a meno di due mesi dal referendum sulla giustizia e per far passare il nuovo decreto sicurezza senza che nessuno fiati, primo fra tutti il Quirinale.


Sesto:mentre Meloni e Piantedosi hanno rivendicato la bontà della scelta di chiudere il secondo spazio autogestito di estrema sinistra o anarchico, i fascisti di Casa Pound continuano a occupare il loro palazzo illegalmente e sono stati invitati in Parlamento dalla Lega a presentare la loro proposta di legge sulla remigrazione.


Settimo (che poi è la somma dei primi sei): a Torino è andato in scena il primo vero tentativo di questa maggioranza di usare un momento di forte tensione politica per dipingere le opposizioni e i giudici come una minaccia per la sicurezza e la democrazia, e il governo si è arrogato il diritto di combattere e depotenziare entrambe. Non preoccupatevi: se anche a questo giro non ci riusciranno, è solo il primo. Ne arriveranno altri, fidatevi.

 

https://www.fanpage.it/politica/tutto-quel-che-ce-di-sbagliato-nelle-parole-di-meloni-e-della-destra-sugli-scontri-di-torino/

Potrebbero essere 1000 le persone disperse in mare durante il ciclone Harry

https://mediterranearescue.org/it/news/potrebbero-essere-1000-le-persone-disperse-in-mare-durante-il-ciclone-harry


Potrebbero essere 1000 le persone disperse in mare durante il ciclone Harry


Nuove testimonianze raccolte da Refugees in Libya e Tunisia. È chiara la mancanza di informazioni e iniziativa da parte delle Autorità di Malta e Italia.

«Si stanno delineando i contorni della più grande tragedia degli ultimi anni lungo le rotte del Mediterraneo centrale e i governi di Italia e Malta tacciono e non muovono un dito». Così denuncia Laura Marmorale, presidente di Mediterranea Saving Humans, che rilancia le nuove testimonianze e i nuovi elementi raccolti negli ultimi giorni dai Refugees in Libia e Tunisia.

Che cosa sappiamo finora dai canali ufficiali?

Secondo le informazioni trasmesse attraverso i dispacci Inmarsat dall’MRCC (il Centro per il coordinamento del soccorso marittimo) di Roma e segnalate per la prima volta dal giornalista Sergio Scandura, almeno 380 persone risultano disperse in mare al 24 gennaio. L’allerta raggruppava otto casi SAR distinti, corrispondenti a otto imbarcazioni partite da Sfax, sulla costa orientale della Tunisia, tra il 14 e il 21 gennaio 2026, con a bordo il seguente numero di persone: rispettivamente 49, 54, 50, 51, 36, 42, 53 e 45 tra donne, uomini e bambini, per un totale di circa 380 persone. Al 24 gennaio, nessuna di queste imbarcazioni era stata localizzata e non era stato segnalato alcun salvataggio confermato relativo a questi otto casi SAR. Queste partenze hanno coinciso esattamente con il periodo in cui il Mediterraneo centrale, compresa la rotta da Sfax a Lampedusa, era interessato da condizioni marittime estreme: onde superiori a sette metri e raffiche di vento che raggiungevano oltre 54 nodi, causate dal ciclone Harry. In altre parole, le imbarcazioni non sono semplicemente scomparse, ma si sono perse durante alcune delle condizioni marine più pericolose registrate da vent’anni a questa parte in mare.

Da allora questa resta la sola e unica comunicazione ufficiale dell'Autorità marittima europea. Negli ultimi giorni, Ahmed Omar Shafik, comandante della nave mercantile Star, ha condiviso le immagini ( https://www.facebook.com/share/r/1AkvKyKLjn/ ) che documentano il salvataggio di Ramadan Konte, cittadino della Sierra Leone. Secondo la sua testimonianza, era partito da Sfax a bordo di un'imbarcazione che trasportava circa 50 persone di diverse nazionalità. L'imbarcazione si è capovolta. Konte è sopravvissuto per più di 24 ore in mare prima di essere avvistato dal mercantile a est della Tunisia e a sud di Malta. Durante il suo salvataggio, si vedevano corpi galleggiare nell’acqua. Konte ha perso suo fratello, la moglie di suo fratello, suo nipote e almeno altre 47 persone. Successivamente è stato consegnato alla Guardia Costiera maltese.

La testimonianza di Konte è importante non solo per ciò che rivela su uno dei naufragi, ma anche per ciò che conferma più in generale: le imbarcazioni che partivano da Sfax in quel periodo si trovavano in condizioni disperate, con poche o nessuna possibilità di sopravvivenza e senza alcun intervento attivo di soccorso. Ma sono le testimonianze raccolte da Refugees tra le comunità presenti in Tunisia a fornire un quadro molto più ampio e allarmante. Dicono che, dal 15 gennaio in poi, di fronte a una pressione crescente da parte dei militari tunisini con rastrellamenti e devastazioni negli accampamenti informali negli uliveti intorno a Sfax e un allentamento dei controlli sulle spiagge, diversi convogli sono partiti da diversi punti costieri. Secondo le testimonianze raccolte da persone che avrebbero dovuto trovarsi su queste imbarcazioni ma che sono state costrette ad aspettare per mancanza di denaro, nonché dai parenti di coloro che sono partiti, interi convogli non sono mai tornati.

Si dice che un solo trafficante, conosciuto localmente come Mohamed “Mauritania”, abbia spinto cinque convogli, ciascuno dei quali trasportava tra le 50 e le 55 persone. Dal chilometro 19 al chilometro 21, fonti della comunità parlano di dieci imbarcazioni salpate. Dal chilometro 30 sono partite sette imbarcazioni. Solo una ha raggiunto Lampedusa il 22 gennaio con un corpo senza vita a bordo e due gemelline di un anno disperse in mare, oltre alla sopravvivenza di Ramadan Konte. Le altre sembrano sparite nel nulla. Dal chilometro 33 al chilometro 38 sono partiti altri sette convogli. Solo uno è tornato agli uliveti vicino a Sfax. I sopravvissuti hanno assistito a naufragi in mare. Quando in seguito si sono spostati verso Mahdia, la polizia tunisina li ha arrestati. Nell’ultima settimana continuavano ad emergere nuovi nomi: persone che si sapeva essere partite e che ora risultano irraggiungibili, senza chiamate dalla Libia, senza contatti dai centri di detenzione, senza conferma della morte e senza tracce dal deserto algerino. Il costo umano è pesantissimo: il medico e attivista, dottor Ibrahim, che gestisce cliniche autorganizzate in Tunisia, ha cinque familiari dispersi: suo figlio, le sue due mogli e alcuni parenti. Anche un noto attivista nigeriano per i diritti umani, partito con un’altra imbarcazione, risulta disperso. Intanto le autorità maltesi hanno recuperato decine di corpi in mare.

Il 30 gennaio il corpo di una donna è stato recuperato dalla nave di soccorso civile Ocean Viking nella zona di ricerca e soccorso maltese e sbarcato sabato a Siracusa. Le informazioni restano frammentarie e talvolta contradditorie, ma un dato è certo: la portata di quanto è accaduto supera di gran lunga le uniche notizie ufficiali finora diffuse. Resta il fatto che centinaia di famiglie, parenti e amici dei dispersi sono disperati. Molti gli interrogativi, in particolare sul comportamento del regime di Kaïs Saïed: come si spiega il “lassismo” delle autorità tunisine, molto efficienti invece nei mesi scorsi nel prevenire le partenze dalle coste di Sfax?

«Di fronte a questo – conclude la presidente di Mediterranea Saving Humans - il silenzio e l’inazione dei governi di Malta e Italia sono agghiaccianti: di chi ha perso la vita in mare non si deve parlare, soprattutto quando queste morti mostrano il fallimento delle politiche migratorie e della collaborazione con Libia e Tunisia, e mentre si stanno preparando nuovi brutali provvedimenti contro le persone migranti e la solidarietà. Ma, come all’apertura venerdì scorso del processo per la strage di Cutro, insieme a Refugees in Libia e Tunisia, non smetteremo di chiedere con forza verità e giustizia anche di fronte a questa tragedia di inaudite proporzioni».

Reggae Radio Station 1 febbraio 2026

https://www.radiopopolare.it/puntata/popolare-reggaeradiostation/reggaeradiostation_01_02_2026_23_45

https://downloader.server.radiopopolare.it/download?url=https%3A%2F%2Fdts.podtrac.com%2Fredirect.mp3%2Fpod.radiopopolare.it%2Freggaeradiostation_01_02_2026_23_45.mp3

Unfaitefull Riddim


 

domenica 1 febbraio 2026

Eccoli I fascisti delinquenti, infiltrati in un corteo pacifico! Chi glieli manda??

 Eccoli I fascisti delinquenti,  infiltrati in un corteo pacifico! Chi glieli manda??

https://x.com/MassaroRoberto_/status/2017930469677928495?s=20

R&D Vibes 31 gennaio 2026 - no ice cream love

https://radiosonar.net/podcast/rd-vibes-9-16-no-ice-cream-love/

Si torna all’attualità dopo la scorpacciata di classifiche e premi di fine 2025: facendoci ispirare dal 45° anniversario della splendida “Ice cream love” di Johnny Osbourne, toccheremo l’argomento ICE (che non è il ghiaccio) e cominceremo a farvi ascoltare qualche nuova produzione del 2026. Cominceremo come da tradizione dall’Almanacco di Laganà che ci permetterà di festeggiare Leroy Sibbles e ricorderemo la recente scomparsa di Dennis Mixman e Sly Dunbar (che omaggeremo con un coffee killah dell’ultima ora). Nah Miss It !! Stay Tuned !!


Theme tune – LINEA DI MASSA LDM Sound System – Reasoning (unreleased)

 

01 – Leroy Sibbles – Blood In The Street (Rock Jam – Kingston Connexion RE)

 

02 – Leroy Sibbles – Skankin (Bright Beam Music)

 

03 – Gaudi’ – Susceptible (Dubmission Records’ new release)

 

04 – Roots Architects – Rose Hall’s Birds Dub (Fruits Records)

 

05 – Earl Sixteen & The 18th Parallel – My Son (Fruit Records’ prelease)

 

06 – Young Kulcha & The 18th Parallel – More Work To Be Done (Fruit Records’ prelease)

 

07 – Jah Decko – Irie Vibes (Jah Decko prod’ new release)

 

08 – Carl Meeks  – Subtract Yuh Life (DUBPLATE MIX) (Rub A Dub Mrkt’s new release)

 

09 – Carl Meeks feat. Michael Palmer – Galong So Bad (Rub A Dub Mrkt’s new release)

 

10 – Carl Meeks  – Run Weh (Rub A Dub Mrkt’s new release)

 

11 – Chezidek & Dub Akom & Shock Dem – What Your Love Is (Dub Akom & Shock Dem Records’ new release)

 

12 – Skarra Mucci & Dub Akom & Shock Dem – Blud (Dub Akom & Shock Dem Records’ new release)

 

13 – Milion Stylez & Dub Akom & Shock Dem – Don’t Cry (Dub Akom & Shock Dem Records’ new release)

 

14 – Rick Wayne – Almighty Father (Pathway to Freedom – Partial Records’ RE)

 

15 – Johnny Osbourne – No Ice Cream Dub (VP Records)

 

16 – Special A. – Destiny (Blakamix)

 

17 – Mystical T – Got To Survive (Blakamix)

 

18 – Mikael Roze – Bingi man a come (Blakamix)

 

19 – Mixman Dub Section – Nyah Man Dub (Blakamix)

 

20 – D. Maximillian – My Story + Dub Story (Blakamix)

 

21 – Good Over Evil & Go a Chant: Biblical – Da Riddim (Good Over Evil’s new release)

 

22 – Good Over Evil & Go a Chant: Biblical – Da Riddim Dub (Good Over Evil’s new release)

 

23 – Micah Shemaiah – I Kill My Ego (Dubass Musically Creation’s new release)

 

24 – Dubass – Dub Kills Ego (Dubass Musically Creation’s new release)

 

25 – Stick Figure – Sticky Situation (Ruffwood Records’ new release)

 

26 – Gary Clunk & Dub Machinist – Anti Haters part I (Gary Clunk-Dub Machinist prod’s new release)

 

27 – Wicked Dub Division meets Francesco Bearzatti – War (WDD’s new release)


sabato 31 gennaio 2026

Heart Beauty Riddim


 


 

giovedì 29 gennaio 2026